STORIA

Il
Sigaro Toscano nacque casualmente a Firenze nel 1815 in
seguito ad un violento acquazzone estivo che inzuppò
una partita di tabacco Kentucky che poi, a causa del caldo,
subì una fermentazione ammoniacale. Il Direttore
della fabbrica, per non buttare via questo tabacco "andato
a male", pensò di utilizzarlo come ripieno
per sigari da vendere a pochissimo prezzo. L'accoglienza
per questo "sigaraccio puzzolente" fu calorosissima
al punto che divenne produzione industriale.
Inizio produzione industriale: 1818 nella Manifattura
di Sant'Orsola di FirenzeProduzione Manifattura Tabacchi
di Lucca: verso la metà del 1848
IL TABACCO KENTUCKY
E' un tabacco derivato, per ibridazione e selezione,
dal tipo flue-cured nordamericano. E' un tabacco scuro
appartenente alla classe dei fire-cured, i tabacchi curati
a fuoco diretto, da legni speciali il cui fumo penetra
lentamente nelle cellule delle foglie del tabacco, conferendo
uno specifico aroma al tabacco curato le cui foglie assumono
un colore dal marrone al marrone scuro, fino al nero.
La varietà Kentucky, inizialmente utilizzata come
prodotto da mastico e successivamente nelle sigarette
"forti", viene coltivata negli Stati Uniti (Kentucky,
Virginia, Tennessee) e nel Messico, in molti Stati dell'Africa
(Malawi, Tanzania, Kenya, Zaire, Sierra Leone, Mali),
in Europa (Polonia, Italia). I tabacchi fire-cured costituiscono
circa l'1% dei tabacchi prodotti nel mondo.
In Italia il tabacco Kentucky è una delle varietà
americane di più antica introduzione. Venne dapprima
importato agli inizi del 1800 dagli Stati Uniti, per il
confezionamento del
sigaro Toscano, successivamente fu
iniziata la sua coltivazione a titolo sperimentale a partire
dal 1850. Le ibridazioni con alcune varietà locali
e gli adattamenti all'ambiente hanno portato alla costituzione
di un tabacco Kentucky molto ben caratterizzato.
CARATTERISTICHE
Il Kentucky è una pianta di grande sviluppo, alta
fino a 2 metri, a fusto vigoroso e internodi brevi, con
18-20 ampie foglie, lanceolate, di colore verde scuro.
In normali condizioni di coltivazione, il Kentucky è
una pianta rigogliosa, di forma cilindrica o conica, alta
in media tra 180 e 200 cm, con 24-28 foglie utili. Le
foglie sono ovate alla base della pianta, lanceolate in
cima, di colore verde carico. Le foglie hanno grande sviluppo,
lunghe in media 70-80 cm e larghe 40-50 cm, ricche di
resine. La costola della foglia e le nervature sono piuttosto
pronunciate, con tessuto tendente al sostanzioso, e con
infiorescenza aperta e corolla rosea. Il frutto è
una capsula contenente circa 3.500 semi.
ZONE DI COLTIVAZIONE
La coltivazione del Kentucky ha raggiunto il massimo
intorno alla metà degli anni '80, quando la produzione
ha superato le 12.000 tonnellate; successivamente, per
il calo del consumo dei sigari e per la minore richiesta
dell'industria manifatturiera, e per le modifiche apportate
dalla Comunità europea (gruppi varietali e quote
massime garantite), la produzione si è ridotta
di circa la metà, mantenendo comunque una sostanziale
stabilità negli ultimi anni.
La produzione del Kentucky costituisce attualmente circa
il 5% del totale dei tabacchi coltivati in Italia. La
Campania è la regione dove si concentra quasi
la metà dell'intera produzione del tabacco Kentucky,
soprattutto nella provincia di Benevento (il 45% della
produzione nazionale). Viene coltivato anche in Toscana,
Veneto, Lazio e Umbria.
LA SEMINA
Il numero di semi per grammo è 13-14.000
circa. La semina si effettua in febbraio-marzo, usando
0,20 g di seme per metro quadrato di semenzaio. Da una
superficie di 60 mq di semenzaio si ottengono piantine
sufficienti per un ettaro di coltura. Le cure nel semenzaio
consistono in frequenti irrigazioni, diradamento delle
piantine, diserbo e difesa da parassiti animali e vegetali,
soprattutto dalla muffa blu (peronospora).
IL TERRENO
Il Kentucky predilige terreni profondi, freschi, di
medio impasto, naturalmente fertili e ricchi di sostanza
organica. I terreni troppo sciolti e sabbiosi danno
un prodotto di tessuto magro, quelli troppo argillosi
e permeabili all'acqua forniscono tabacchi con tessuto
ordinario e grossolano.
Le concimazioni organiche, eseguite in autunno, non
superano i 100 quintali per ettaro. I concimi minerali
sono somministrati in primavera, in quantità
orientative intorno ai 150 kg di azoto per ettaro, e
quantità analoghe di anidride fosforica e ossido
di potassio.
IL TRAPIANTO
Il trapianto, effettuato con piantine che nel semenzaio
hanno raggiunto l'altezza di 10-15 cm, si effettua tra
maggio e giugno, con distanze di circa 90 x 90 cm. Le
normali condizioni di produzione richiedono una compattezza
variabile in media da 10.000 a 12.000 piante per ettaro,
pari a circa 100.000 foglie per ettaro.
LA
COLTURA
Il Kentucky richiede operazioni di rincalzatura
delle piante, concimazioni in copertura e irrigazione
di soccorso, effettuata soprattutto durante la fase
di maturazione delle foglie, ed eliminazione delle foglie
più basse a contatto col terreno (sbranciolatura).
Viene effettuata cimatura da 14 a 20 foglie utili per
la pianta, con eliminazione del bottone fiorale e delle
foglie più alte. Si ottiene un aumento della
superficie fogliare, specie delle foglie apicali, e
un tessuto fogliare più sostanzioso ed elastico.
Successivamente si eliminano i germogli ascellari che
si formano (operazione di scacchiatura), con uno o due
trattamenti con prodotti antigermoglianti di contatto
e sistemici.
IL RACCOLTO
La maturazione delle foglie si raggiunge 40-50 giorni
dopo la cimatura, avviene dal basso (foglie basilari)
verso
l'alto (foglie mediane e apicali), e comporta uno schiarimento
del colore e la comparsa di macchie giallo-verdastre.
La raccolta viene effettuata in foglie, staccando le
foglie dal fusto 2-3 per volta. La raccolta a piante
intere o mista si effettua raramente. Le foglie raccolte
vengono infilzate e portate nei locali di cura.
La resa di prodotto verde, in condizioni normali, varia
in media da 1.500 a 2.100 kg per ettaro.
ESSICCAZIONE
I
locali per la cura sono dotati di sistemi di "stendaggio"
per le filze di foglie, e di prese d'aria per la regolazione
dell'umidità durante la cura.
Le fasi della cura determinano mutamenti di colore delle
foglie e del loro stato fisico, mediante opportune gradazioni
di temperatura regolabili col fuoco. Si distinguono
4 fasi: ingiallimento, ammarronamento, essiccazione
della lamina fogliare, essiccazione della costola. Nella
fase di ingiallimento le foglie sono poste in locali
chiusi per alcuni giorni a temperatura ambiente, senza
fuoco. Nella fase di ammarronamento, quando il tabacco
ha assunto in gran parte il colore giallo, si accendono
i fuochi con legna secca di essenza forte (faggio, leccio,
quercia e simili) ottenendo fumo senza fiamma. La temperature
resta a 28-30 C per un giorno, e portata a 38-40 C in
4-5 giorni, eliminando dai locali l'umidità che
si forma.
Nella fase di essiccamento della lamina fogliare, quando
il tabacco è completamente marrone, la temperatura
viene portata a 45-50 C, attivando i processi di fermentazioni
in massa che conferiscono profumo e aroma al tabacco.
Opportuni controlli dell'umidità evitano fenomeni
di surriscaldamento delle foglie che le renderebbero
inutilizzabili. Il fumo in questa fase rende le foglie
lucenti e di tessuto compatto.
Nella fase successiva, di essiccamento della costola,
della durata di circa tre giorni, la lamina fogliare
diventa vitrea e fragile al tatto: il fuoco viene spento
e si attende che la foglia torni morbida e pastosa.
Il fuoco viene di nuovo acceso per portare gradualmente
la temperatura fino a 50 C e riottenere una lamina di
nuovo vitrea.
L'operazione finale, di rinvincidimento, permette col
riassorbimento dell'umidità, di ottenere di nuovo
la consistenza pastosa della foglia. Le operazioni di
fuoco e quest'ultima, alternate, portano la costola
e la lamina a un colore marrone uniforme, elastica e
morbida.In totale il processo di cura dura da 15 a 20
giorni, con un consumo di legna di circa 50 kg per quintale
di tabacco verde da curare.
ALLESTIMENTO DEL PRODOTTO
Le foglie curate del Kentucky sono ampie, gommose, lucide
di colore marrone, elastiche e resistenti; l'alto contenuto
in nicotina (3-6%) conferisce gusto e aroma intensi.
Le foglie curate vengono presentate in manocchi, e condizionati
generalmente in ballotti. Nella fase di lavorazione
pre-manifatturiera le foglie sono separate per gradi
d'impiego (fascia, ripieno e trinciati). Il Kentucky
per fascia da sigari presenta foglie ben curate e stagionate,
di colore marrone scuro, con tessuto sostanzioso e ricco
di resine, di buona combustibilità.
Il Kentucky è impiegato prevalentemente per il
confezionamento dei sigari Toscani (fascia e ripieno),
in misura minore nei trinciati da pipa e in alcuni tipi
di sigarette.
I sigari toscani:
SIGARO:
MORO (uscito in commercio nel 2000)
TIRAGGIO: CORRETTO
COMBUSTIONE: UNIFORME
CENERE: GRIGIO PERLA
SAPORE: ECCELLENTE
AROMA: RICCO
FORZA: INTENSA
PERSISTENZA: RIMANE NELLA MEMORIA
NOTE: Rimane difficile giudicare prodotti che raggiungono
l'eccellenza come il Moro, si rischia di dire soltanto
banalità.
Uscito in commercio 2000 rimane ancora più difficile
immaginarsi qualcosa di meglio. Un ringraziamento all'E.T.I.
che è riuscita a darci un prodotto di assoluto
livello mondiale, non teme
confronti. Il suo diametro alle punte e in pancia lo
rendo armonioso, come le forme di una bella donna.
SIGARO:
MILLENNIUM (uscito in commercio nel 1999)
TIRAGGIO: CORRETTO
COMBUSTIONE: ASS.UNIFORME
CENERE: GRIGIO PERLA
SAPORE: ECCELLENTE
AROMA: RICCO INTENSO
FORZA: CORRETTA
PERSISTENZA: MOLTO PERSISTENTE
NOTE: Anello di combustione assolutamente uniforme,
cenere compatta, da fumare rigorosamente intero, da
riservare alle occasioni speciali. Riesce a sprigionare
morbidezza e aroma che sono splendidamente uniti al
grande corpo del sigaro. Grande sensazione di pienezza
"l'ultimo desiderio del condannato morte",
considerando la rarità.
SIGARO:
SELECTED (uscito in commercio nel 1998)
TIRAGGIO: CORRETTO
COMBUSTIONE: UNIFORME
CENERE: GRIGIO ACCIAIO S
APORE: TIPICO
AROMA: INTENSO
FORZA: ACRE ACCENTUATA
PERSISTENZA: MOLTO PERSISTENTE
NOTE: Anello di combustione uniforme ha una forza di
fuoco in bocca troppo accentuata se fumato ammezzato.
Se tirato in modo avido e frenetico ha dei picchi amarognoli
che si vanno man mano attenuando. Se umidificato ritroviamo
grande morbidezza che ci si attende leggermente piccante
alla lingua.
SIGARO:
ORIGINALE (uscito in commercio nel 1985)
TIRAGGIO: CORRETTO
COMBUSTIONE: ASS.UNIFORME
CENERE: GRIGIO PERLA
SAPORE: ECCELLENTE
AROMA: RICCO INTENSO
FORZA: CORRETTA
PERSISTENZA: MOLTO PERSISTENTE
NOTE: Anello di combustione assolutamente uniforme,
grande quantità di fumo in bocca assai morbido.
Se abbiamo la fortuna di avere diametri più grandi
è fantastico. Rapporto qualità prezzo
stupefacente.
SIGARO:
ANTICA RISERVA (uscito in commercio nel 1992)
TIRAGGIO: CORRETTO
COMBUSTIONE: ASSAI UNIFORME
CENERE: GRIGIO ACCIAIO
SAPORE: ECCELLENTE
AROMA: PIACEVOLE INTENSO
FORZA: CORRETTA
PERSISTENZA: ABBASTANZA PERSISTENTE
NOTE: Anello di combustione assolutamente uniforme,
è il primo sigaro della gamma arrotolato a macchina.
La sua caratteristica risiede nel grande equilibrio
e nella facilità di tiraggio: è praticamente
infallibile. Da consigliare a chi è scettico
sul toscano. Racchiude morbidezza quantità di
fumo e affidabilità. E' sicuramente il sigaro
per avvicinarsi all'affascinante mondo dei toscani.
SIGARO:
ANTICO TOSCANO (uscito in commercio nel 1973)
TIRAGGIO: CON RESISTENZA
COMBUSTIONE: BUONA
CENERE: GRIGIO ACCIAIO
SAPORE: SAPORI PICCANTI
AROMA: RICCO INTENSO
FORZA: PRONUNCIATO RESISTENTE
PERSISTENZA: MOLTO PERSISTENTE
NOTE: Anello di combustione abbastanza uniforme è
il toscano per eccellenza. Di grande forza e impatto
con aromi molto pronunciati e una certa resistenza al
tiraggio è sicuramente il più difficile
dei toscani. Solo per fumatori esperti, richiama il
profumo di tabacco lavorato, conserva la tipicità
del prodotto tradizionale.
SIGARO:
EXTRA VECCHIO (uscito in commercio nel 1953)
TIRAGGIO: CORRETTO
COMBUSTIONE: BUONA
CENERE: GRIGIO SCURA
SAPORE: UNIFORME
AROMA: INTENSO
FORZA: PRONUNCIATO RESISTENTE
PERSISTENZA: MOLTO PERSISTENTE
NOTE: Anello di combustione non sempre uniforme, cenere
farinosa, il primo sigaro della gamma con fascia di
provenienza italiana. La sua composizione, gli conferisce
un gusto molto intenso non spigoloso, particolare; la
sua fermentazione e maturazione, conferiscono al sigaro
corpo e persistenza. Ha un rapporto qualità prezzo
favoloso, peccato che man mano che scendiamo di prezzo
diminuiscano i diametri del sigaro. Saremmo curiosi
di provare un giorno un toscano arrotolato a mano con
fascia di provenienza italiana.
SIGARO:
TOSCANI (uscito in commercio nel 1930)
TIRAGGIO: ABBASTANZA CORRETTO
COMBUSTIONE: IRREGOLARE
CENERE: GRIGIO SCURA
SAPORE: TABACCO MATURO
AROMA: INTENSO
FORZA: PRONUNCIATO
PERSISTENZA: PERSISTENTE
NOTE: Anello di combustione spesso irregolare, ha un
aroma intenso con impatto deciso dai sapori di essenze
di legno secco. Sigaro tutto italiano. Un prodotto del
genere meriterebbe più cure e attenzioni. Spesso
si trovano fasce brunite con riflessi oro fantastiche
con delle nervature accentuate. Trinciato del ripieno
avvolte difforme.
SIGARO:
GARIBALDI (uscito in commercio nel 1982)
TIRAGGIO: CORRETTO
COMBUSTIONE: BUONO
CENERE: GRIGIO SCURA
SAPORE: AROMATICO
AROMA: PIACEVOLE
FORZA: ROTONDA
PERSISTENZA: ABBASTANZA PERSISTENTE
NOTE: Anello di combustione abbastanza regolare, fascia
italiana con trinciati "sanniti". Un toscano originalissimo "mitigato"dai sapori morbidi.
Un sigaro per tutte le ore. La sua composizione si deve,
come leggenda recita, allo scrittore recentemente scomparso
Mario Soldati. In assoluto è il sigaro del passaggio
del fumatore dalla sigaretta al sigaro, facile da fumare.
Sigaro toscano... Istruzioni per
l'uso...
Come si conserva...
Alcune attenzioni, comunque, che gli appassionati possono
seguire per conservare meglio i Sigari sono:
- conservare i sigari in contenitori come ad es. la scatola
ellittica dell’Antico Toscano o la cassetta di legno
del Toscano Originale; evitando comunque, contenitori
che abbiano particolari odori
- non collocare i contenitori dei sigari in locali tipo
cucine, cantine, soffitte; luoghi dove si possono verificare
forti sbalzi di temperatura e umidità o dove possono
essere presenti particolari profumi o odori.
Eccessi di umidità del sigaro possono essere
valutati con un semplice esame obiettivo: premendolo
tra il dito pollice e indice non si deve avvertire la
sensazione del soffice, bensì si deve avvertire
una certa elasticità nella fasciatura. Un danno
irreparabile è causato dalla muffa che può
manifestarsi nella fascia e rende il sigaro infumabile.
Eccessi di essiccazione, invece, rendono il sigaro fragilissimo,
con rischi di facili rotture, anche nell’eventuale
taglio, e possibili scollature della fascia, quindi
infumabile. Questi sono i danni più frequenti
derivati da una cattiva conservazione del prodotto,
ma non dimentichiamo che i toscani sono sigari molto
resistenti se conservati opportunamente: li abbiamo
fumati anche dopo venti anni senza avvertire problemi
di tiraggio, gusto, aroma e combustibilità; quando,
naturalmente, nel tempo sono stati rispettati gli equilibri
di umidità, temperatura e luce.
Come
si accende...
Prima dell’accensione: generalmente si ha l’abitudine
di dare una attenta occhiata prima di accendere il Sigaro
Toscano, ed è una ottima idea! La soddisfazione
infatti si comincia ad avvertire ancora prima di fumare,
osservando il sigaro, cercando di capirne i pregi e gli
eventuali difetti. Con un leggero tasto si può
capire se è secco oppure umido, chiaro o scuro,
se la punta o la pancia sono calibrate come vorremmo.
Insomma ancora prima di accenderlo lo abbiamo già
pregustato!
Accensione: ognuno di noi, per praticità, tiene
a portata di mano un accendisigari a gas anche se non
sarebbe l’ideale. Da escludere assolutamente quelli
a benzina, i fiammiferi a cera e tutto ciò che
può dare al sigaro un cattivo gusto. L’ideale
sarebbe la fiamma d’alcool, sostituibile più
agevolmente dai tradizionali fiammiferi di legno. Lasciare
comunque evaporare lo zolfo prima di accendere il sigaro.
Una buona accensione è determinante. E' importante
che la combustione sia estesa su tutta la parte del
sigaro, o del mezzo sigaro, che si accende. Si consiglia
di tirare leggermente, girandolo lentamente, in maniera
che la fiamma possa essere distribuita equamente. Se
il tiraggio è buono ed abbiamo effettuato una
buona accensione, il sigaro si consumerà lentamente
con il bulbo del fuoco (fornello) a “cono”.
Per una questione estetica la cenere non va mai scossa.
Se durante una accensione si presenta il bulbo a forma
di imbuto rovesciato, va subito corretta con la fiamma
di accensione: eviteremo una delusione nella fumata.
Può capitare che il sigaro abbia una cattiva
combustione, i motivi possono essere:
cattivo tiraggio, punte troppo strette, rottura fascia,
foro sulla fascia, scollatura della fascia…
Purtroppo a questi eventuali difetti non ci sono rimedi:
sono i rischi che un prodotto confezionato manualmente
può presentare.
Riaccensione: spesso il sigaro si spegne. Riaccenderlo
prima che si raffreddi, rigirandolo sulla fiamma, tirando
lentamente e lasciandolo riprendere naturalmente come
se continuasse la sua combustione da dove si era interrotta.
In questa maniera eviteremo che il sigaro prenda un
gusto amaro e sgradevole.
Taglio del sigaro...
Nel caso si voglia tagliare a metà il sigaro, dobbiamo
tenere conto di alcuni semplici accorgimenti. Per evitare
facili rotture in prossimità del taglio è
consigliabile inumidirlo bagnando leggermente la fascia.
Alcuni appassionati usano la saliva, altri l’acqua,
alcuni il vino, la grappa o il cognac. L’importante
è renderlo meno fragile per avere la possibilità
di un taglio netto e deciso. I tagliasigari più
indicati sono quelli che al momento del taglio avvolgono
il sigaro completamente in tutta la sua circonferenza,
evitando così possibili rotture o scollamento della
fascia. Anche se non abbiamo simpatia per il cellofan,
il sigaro può essere tagliato anche prima di sfasciarlo
dallo stesso cellofan, la pellicola contribuirà
ad evitare rotture. Conosciamo alcuni fumatori che spezzano
il sigaro con le mani; in questo modo però, si
procurano certamente rotture, in particolare nel Toscano Originale che avendo il ripieno lungo è il più
esposto a danni irreparabili.
Cattivo tiraggio...
I motivi di un cattivo tiraggio possono essere molti.
E’ naturalmente il peggiore difetto che può
avere un sigaro perché difficile, e a volte impossibile,
da rimediare. Può essere causato dal fatto che
il ripieno è troppo pressato o ha le punte piccole;
da fori o rotture nella fascia o da scollature. In alcuni
casi si può rimediare. Se riteniamo che la punta
sia troppo compressa si può provare a tagliarne
una piccola parte (non più di 1 cm), oppure si
può provare a forare il sigaro con un ago nel centro
della eventuale strozzatura, per consentire un passaggio
più agevole dell’aria e quindi avere un migliore
tiraggio. Un piccolo foro in prossimità della punta
può essere tappato con un dito mentre fumiamo.
Se il buco si presenta vicino al punto di accensione,
possiamo tagliare il sigaro proprio in quel punto. Le
scollature pur essendo difficili da riparare spesso si
possono rimediare bagnando leggermente la parte scollata,
evitando sempre di strapparla.
Tutte le operazioni sopra desritte rappresentano solo
alcuni esempi dei rimedi ai quali spesso si ricorre